Incomprensioni linguistiche

5 ottobre 2012 – Ieri avevo bisogno di un foglio da imballaggio a bolle d’aria, quello che correttamente si chiama pluriball ma che, vulgo, viene chiamato in mille modi diversi, secondo la fantasia del locutore: plastica con le bolle, schiopettini e chissà quanti altri.

Fiduciosa mi reco in una grossa cartoleria vicino casa e chiedo un FOGLIO di plastica da imballo, “sa, quello con le bolle d’aria”. Per essere più chiara, spiego che mi serve per avvolgere un libro piuttosto voluminoso. La cartolaia, una signora di età compresa tra i 55 e 65, trionfante mi dice che ce l’ha. Bene, penso, al primo colpo lo trovo. La signora, mentre si reca nel retrobottega, dalla domanda che mi fa, non ha capito un gaz. Infatti si presenta con una BUSTA imbottita gialla, non un foglio, come (pensavo) di aver chiarito. Una persona di istruzione anche elementare dovrebbe sapere la differenza tra foglio e busta. Dovrebbe.

Vabbè, ringrazio e inizio un giro di cartolerie e ferramenta (se ve ne serve una quantità non inferiore ai 10 metri, la ferramenta vi accontenta – slogan venuto così, senza fatica). All’ennesima risposta negativa (pare che il pluriball esista in commercio solo in rotoli minimi sufficienti a impacchettare il Colosseo) una commessa mi da una dritta: “Prova dai cinesi, quelli hanno tutto”. Ottimo consiglio.

Al primo negozio di nefandezze cinesi, fermo la bici ed entro nel paradiso della plastica. La quantità di puttanezzi esposti fa venire il capogiro, quindi in apnea mi dirigo verso il bancone. Lì una tizia, coeva dei guerrieri di terracotta di Xi’an, a giudicare dalla mobilità facciale e generale, mi guarda con un’espressione di mucca cinese che guarda il treno cinese e io inizio la spiega. Ovviamente non mi sogno nemmeno di usare la parola adatta. Se la cartolaia italofona non ha capito “foglio”, figuriamoci se la cinese capisce pluriball o foglio da imballaggio. E infatti, lo sguardo di mucca cinese che guarda il treno cinese si immatonisce vieppiù in un’espressione di smarrimento completo. Senza aspettare la risposta, me ne esco sconsolata, pensando che, comunque, sia la cartolaia montesilvanese che la commessa cinese non avevano capito cosa volessi. Questa cosa può avere tre spiegazioni a) non mi so spiegare b) la cartolaia italiana non sa il significato di “foglio” c) la commessa cinese era arrivata il giorno prima, non sapeva una parola di italiano e aveva le orecchie foderate di wonton fritti.

Il problema del lessico corretto è solo rimandato. A giudicare dal ritmo con cui i cinesi si comprano negozi di parrucchiere, bazar, ristoranti e qualsiasi altro esercizio commerciale (per non parlare dei titoli di stato) , tra qualche decennio saremo noi a dover imparare a dire “pluriball” in mandarino.

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