Corto circuito

15 febbraio 2011- Per ragioni che non sto a dire, ho deciso di iscrivermi al gruppo podistico della FIDAS. Per poterlo fare, mi dice una solerte segretaria, serve, tra le altre cose, un certificato medico con prova da sforzo.

“Guarda, devi andare all’istituto di Medicina dello Sport con una richiesta firmata dal responsabile FIDAS, fai l’esame e poi potrai iscriverti”. Bello, semplice, lineare, abbastanza veloce.

Mi presento all’istituto di Medicina dello Sport con il mio bel modulo compilato e firmato, convinta di sbrigare la faccenda burocratica in un attimo e fissare la visita tra qualche decina di giorni.

Un drappello di infermiere mi accoglie glacialmente. Stalattiti pendevano dal soffitto, sguardi sufficienti e scavolati accolgono il mio energetico “buongiorno!”. Vabbé, fa niente, non è che tutti devono essere gentili – anche se aiuterebbe molto – con tutti.

Una di queste prende il foglio come se sopra ci fosse stata spalmata la cacca di un’iguana con la dissenteria e inizia ad andare in fibrillazione. Consultazioni con le colleghe a bassa voce, ma guarda che no, ma secondo me sì, ma forse. Dopo qualche secondo, l’infermiera taglia la testa al toro (o “al topo” come diceva l’ineffabile svedesona compagna di studi) e chiama “il Dottore” (con la maiuscola  pronunciata).

Il dottore mi squadra come se fossi una deiezione di iena ridens e inizia a farmi una specie di interrogatorio.

“Ma lei già si allena?”

“Faccio qualcosa per conto mio, ma non mi alleno ancora con il gruppo, perché non sono iscritta.”

Faccia catatonica del medico, che riparte alla carica.

“Ma lei fa le gare?”

“Le farò (futuro semplice), se mi iscriverò al gruppo podistico (periodo ipotetico del primo tipo). Per potermi iscrivere, ho bisogno del certificato. La FIDAS mi ha mandato qui apposta.”

“Sì ma noi come facciamo a sapere che lei farà le gare?” incalza il medico. “Se noi dovessimo fare l’esame a tutti quelli che corrono, staremo (sic) freschi. Tanta gente corre e mica tutti hanno bisogno della prova da sforzo.”

“Certo che molti corrono per i fatti loro” ho replicato con quanto più contegno mi potessi permettere” ma immagino che una società sportiva con un minimo di scrupolo voglia assicurarsi che i propri iscritti non schiattino in corso d’opera, perciò fanno fare la visita prima che questa cosa possa malauguratamente accadere.”

“Noi non facciamo le visite a quelli che non sono già atleti”.

A questo punto, poiché sono una mente semplice e lineare, mi sono persa. Il corto circuito burocratico, specialità squisitamente italiana, si era compiuto, per l’ennesima volta, a mie spese.

Per iscrivermi avevo bisogno del certificato, che però non viene concesso se non sei “atleta”. Ma come si ottiene lo status di atleta? Probabilmente, penso io,  iscrivendosi ad un gruppo sportivo. Ma per potersi iscrivere, serve… il certificato.  Epilogo della storia: il Dottore (con la maiuscola) telefonerà al responsabile FIDAS per chiarimenti. Mi chiameranno loro per aggiornarmi (hanno detto…). Nel frattempo, mi vado a fare una corsetta. Senza prova da sforzo.

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